1. Il Piacere Dissidente

È tempo di infrangere ogni idea falsa e tossica sul corpo e celebrare insieme le diversità. Essere il glitch erotico che incrina il codice del conformismo. Perché siamo figlie di desideri troppo vasti per i confini del decoro.
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“La soppressione della sessualità
produce un individuo
che si piega all’ordine autoritario
nonostante tutta la miseria”.
William Reich, Psicologia di massa del fascismo, 1933.

 

“Il potere dell’erotico è una risorsa che si trova dentro di noi, su un piano profondamente femminile e spirituale.
Ogni oppressione corrompe le fonti di potere che forniscono agli oppressi l’energia per il cambiamento.
Per le donne, ciò ha significato la soppressione dell’erotico come fonte consapevole di potere e di informazione all’interno delle nostre vite”.
Audre Lorde, Usi dell’Erotico: L’Erotico come Potere, 1978.

 

“Soffitto, guardo il soffitto
Aspetto che finisci con il martelletto
Mi chiedi se sono venuta
Ma non sono neanche partita”.
Hachiko, Memorie di una Technotroia, 2026.

È come essere marea che si ritira: un lento riflusso che ci cancella a noi stessi, lasciando solo conchiglie vuote di ciò che fummo. Mi guardo e non sento e non mi riconosco. Troppi specchi, forse. O troppa voglia di specchiarsi. Oppure troppi oggetti in cui riflettersi. O troppi sogni imposti in cui confondere la testa gravida di pensieri altrui.

Ma i corpi sono corpi negati, gesti automatici, sorrisi ad orologeria, anestesia che ripudia il dolore e non conosce il piacere. Vita allungata con l’acqua perché faccia meno male.

Ma allora, la carne dov’è?

É ovvio: sul banco del macellaio, ormai inerte residuo da consumo. Mentre fuori, i drammatici bagliori di violenze solitarie ci ricordano che a volte la vita, se troppo compressa, esplode.

No, io credo sia possibile una conoscenza diversa, profonda e integrale, che recupera il corpo alle sue relazioni e alle sue passioni istintuali, a quella fisicità custode del desiderio. Ma ogni riappropriazione prevede un’infrazione dell’ordine, una dispersione di fluidi, perché il piacere, la gioia, il riso, tutto sono tranne che ordine e compostezza.

Muoversi nella vita, tra le cose, come in un immenso giardino di frutti e gustare ciò di cui si ha piacere. Qualche volta avvelenandosi, qualche volta deliziandosi, a volte entrambe le cose. Il vivere come esplorazione ed esperienza. E curiosità. Senza l’interesse, la vita non si mette in moto, è solo stagnazione. O, meglio, non è.

C’è chi, invece, al vivere preferisce un sonno senza sogni. E sta bene così perché nato senza appetito, con un cuore pallido. Il sangue gli scorre piano, e piano vuole che gli scorra fino all’ultimo.

A volte li invidio, perché non sono nati con la maledizione
di avere un Cromosoma K.
Un DNA differente, incandescente, dissidente.
In una parola: Kinky.

Bisogna solo saperne riconoscere l’odore. Chi ha il Cromosoma K, quell’odore riesce a sentirlo forte e chiaro. A volte troppo intenso, ti tormenta, e tu non riesci a zittire i sensi.

E allora ti percepisci Dannata. E forse lo sei, perché no.

Quindi, ti abbaieranno che vesti in modo sbagliato, che poni domande sbagliate, che ascolti musica sbagliata, che scopi con le persone sbagliate e che ci scopi in modo sbagliato, perché hai desideri erotici sbagliati.

E allora tu ti percepisci Sbagliata. Ma questo proprio non lo sei.

Ecco il principale messaggio di questo libro.

Il Cromosoma K è il cromosoma del Cigno Nero, della bellezza non omologata, dell’erotismo non conforme, del desiderio non previsto.

Spesso viversi pienamente, in maniera differente rispetto alla normatività imposta, sembra davvero difficile, una battaglia persa.

Specie se hai un Cromosoma K: una preziosa e deliziosa diversità genetica, né una malattia né una moda passeggera. Non facile da accogliere e difficile da far comprendere, ma che può arricchirti la vita di piaceri, emozioni e connessioni davvero speciali.

Il tuo Cromosoma K.

Lo puoi ignorare, e mantenerlo recessivo, o te lo puoi godere.

Oggi gli umani ripudiano l’agire con lentezza, le sensazioni forti, il dolore, la fuoriuscita dei fluidi e si accontentano di avere occhi di vetro che, incapaci di trascendere, riflettono solo lo spettacolo fragile della loro identità standardizzata.

Questi occhi temono l’intensità, credendo sia solo un’invasione che danneggia. Invece, chi respira il profumo sulfureo dell’edonismo, può assaggiare l’apertura, lo sconfinamento, l’estensione dei sensi che abbraccia e converte tutto in piacere.

La validità profonda di un livido non è nel danno, ma nell’essere traccia di un rituale condiviso. Tratto emergente di una nuova, instabile, seconda pelle.

Persino i miti e i rituali più bizzarri rispecchiano inevitabilmente dei bisogni umani, degli aspetti della vita. Sia individuali che collettivi.

Nei riti di passaggio delle culture antiche, l’essere umano imparava sia a impugnare la lama che a offrirsi al taglio: era insieme colui che ferisce e colui che si sottomette al farsi ferire. Perché il piacere e il dolore erano le chiavi del ciclo in cui l’essere umano cercava l’unità dei Princìpi Primi oltre la separazione forzata e artificiale delle cose. Il sole e la luna, il binarismo di maschile e femminile, infliggere e ricevere dolore, la nostra componente fisica e quella psichica, tutto questo si riconcilia, finalmente, nell’unità, nell’atto che offende il corpo ma apre al divenire.

 

 

Nel pensiero ancestrale, le ferite erano come nidi di luce nella carne: fessure vive dove la materia si lasciava attraversare dalle correnti invisibili del reale. Cicatrici e lividi come mappe, tracciate sulla pelle per proteggersi dalle perturbazioni degli astri e per tributare adorazione a chi scegli di elevare a tua personalissima Divinità.

Oggi, invece, le uniche cose che ci appartengono veramente, ossia il nostro corpo e le sue sensazioni, ci sono sottratte o, meglio, ci è stata sottratta la possibilità di comunicare davvero con esse e attraverso di esse.

Il corpo vero e vivo è quello acceso.
Aperto, imperfetto e incompleto perché brama altri corpi, violatore dell’ordine moralista e, quindi, ribelle nel suo semplice esistere. Il corpo acceso è un Carnevale Sacro, che celebra l’edonismo, l’alterazione, l’errore, la deformità, il possibile, il mistero e tutta la sessualità concreta e reale, dannata e notturna, odorosa e liquida, sporca e carnale, in una sovversione dei precetti diurni.

Un corpo è l’atto di diventare. Non è mai finito, mai completo. Il corpo inghiotte il mondo ed è esso stesso inghiottito. Per questo, dobbiamo dare giusto valore a quelle parti del corpo che si aprono o si estroflettono al mondo, che si connettono toccando, abbracciando, graffiando, leccando, legando, strizzando, massaggiando, fottendo, facendosi fottere, bagnando, sporcando, colpendo, torturando, godendo, trattenendosi dal godere, facendo godere. Tutto questo permette al corpo di trascendere sé stesso e conquistare nuovi territori marchiandoli con i più svariati alfabeti del piacere e del dolore. E questi alfabeti articolano proposizioni erotiche, narrazioni umide, biografie della carne.

Lo spirituale? Ne abbiamo certamente bisogno, ma quello che proprio non ci serve sono gli astuti e falsi ascetismi che mortificano i corpi. Lo spirituale senza l’erotico, come afferma la poetessa, saggista e femminista nera Audre Lorde, è “un mondo di affetti appiattiti, la chimera di un’asceta che non vuole più sentire”. Più che autodisciplina o equilibrio, è solo un negare sé stessi.

Ricorda: l’anima è più forte quando il corpo agisce i suoi desideri.

Lo scopo della Vita è vivere. Dare valore ai propri piaceri significa essere umani di proposito.

Questo libro non nasce per insegnarti come annodare una corda o usare una frusta, anche se lo farà. Nasce per rivendicare la dignità, la bellezza e la complessità di chi sceglie di esplorare l’erotismo in tutte le sue forme.

Questo libro è un invito al viaggio negli oceani sublimi della sessualità non convenzionale e non normativa, condotta con la piratesca nave dell’edonismo dissidente e con una sola e semplice stella polare: quella del pieno piacere tuo e di colei, colui o coloro che sceglierai di portare con te nel meraviglioso cammino della tua vita erotica.

Le pagine di questa guida non indicano destinazioni, ma sentieri possibili, un invito a perdersi per attivare uno sguardo nuovo sul corpo, sulla libertà, sull’identità erotica.

Per accompagnarti proprio in quei luoghi dove, forse, non ti avevamo mai lasciato andare.

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Alcune di queste mappe nascono da ferite collettive, da territori cancellati, da zone proibite. Tutte chiedono una cosa sola: disertare le strade asfaltate del pensiero dominante per poter ritrovare la propria.

Perché alcune mappe esistono solo per rivelarti chi sei nel momento stesso in cui desideri.

Ecco perché, nei mondi di queste pagine, la differenza non è un difetto da normalizzare ma la scintilla da cui tutto comincia. Il punto esatto da cui si apre la strada.

Ma il nostro viaggio comincia da una mancanza.

Abbiamo ceduto la carne a un doppio digitale, lasciato che la pelle si spegnesse sotto il bagliore azzurro degli schermi.

Il culto del sacrificio nel lavoro e il successo come fine ultimo dell’esistenza ci conducono ad un’auto-crocifissione che ci viene proposta come giusta, inevitabile, a volte persino naturale.

Viviamo sotto una costante pressione a dimostrare di essere sempre impegnati, produttivi, anche a costo della nostra salute. Il burnout è un fenomeno diffuso ma spesso trattato come un normale effetto collaterale della carriera, piuttosto che come un drammatico sintomo di un sistema malato.

Il riposo, i piaceri e il tempo libero vengono percepiti come sprechi da consumare con senso di colpa: “invece che leggere un libro sul sadomaso avrei potuto fare quest’altra cosa che mi sarebbe tornata utile in prospettiva!”.

Prospettiva, una vita in prospettiva. Sempre questa prospettiva che ci rende ciechi verso il momento presente.

Si vuole far coincidere l’identità umana delle persone con la loro identità lavorativa, e se il tuo status sociale è poco sfoggiabile o se la tua identità lavorativa viene meno, non c’è, o è debole, finisci col pensare che la tua intera esistenza sia un fallimento.

Tutto questo non può che avere un funesto effetto sul nostro desiderio.

Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di recessione sessuale. Un recente articolo dell’Atlantic intitolato “Perché la Generazione Z fa così poco sesso?” ha riportando dati che segnalano un drastico calo dei rapporti sessuali e delle relazioni intime, soprattutto tra i giovani. L’unico dato in aumento è quello dell’autoerotismo e della fruizione di pornografia. Non si tratta di “calo di desiderio”, quindi, ma di una frattura nella capacità relazionale a livello erotico.

E il sonno dell’erotico genera mostri.

Il drammatico effetto collaterale della rimozione sul piano sessuale è un veleno che si accumula: odio, aggressività e rancore contro ciò che sfugge al possesso. Prima fra tutte la libertà femminile, che diventa bersaglio e capro espiatorio di frustrazioni mai elaborate.

L’impulso erotico si accartoccia sotto la teologia della produttività e della performatività. Travolti dalle insicurezze economiche e dalla narrazione tossica del successo personale, perdiamo spazio mentale per il piacere. Eppure il piacere non è un lusso, è ciò che ci restituisce la nostra umanità.

L’erotico è un potere, e ci viene sottratto goccia per goccia ogni giorno.

Negli ultimi anni, però, sempre più persone stanno iniziando a mettere in discussione questo modello, rivendicando il diritto alla lentezza e, finalmente, al tempo improduttivo.

Una nuova narrazione si fa strada: quella dell’insurrezione sensuale, dell’edonismo dissidente.

Perché l’unico tempo che può salvarci non è quello dell’efficienza, ma quello del piacere.

E il tempo del piacere è ora.

L’attivista nera Adrienne Maree Brown, nel volume Pleasure Activism, afferma come al centro delle nostre rivendicazioni debba esserci la consapevolezza che “noi tutti abbiamo bisogno e meritiamo piacere e le nostre strutture sociali devono riflettere questa esigenza”.

Cosa hanno in comune tutte le dittature politiche, anche di segno opposto, con tutte le religioni, anche quelle che tra loro si scannano? La repressione della sessualità, in particolare di quella femminile e di quella “deviata” e queer, vedendo l’erotico liberato come la minaccia capace di aprire crepe nell’ordine sociale che vogliono imporre.

Una società giusta dovrebbe favorire l’accesso al piacere, non punirlo.

Edonismo, dal greco edonè, vuol dire esattamente piacere. L’edonismo non è egoismo o ricerca sfrenata di ebbrezza, ma un progetto di vita basato sulla vera realizzazione personale, sull’autonomia, sulla conoscenza, sulla consapevolezza e sulla condivisione.

Edonismo è liberarsi dalle trappole del consumismo e delle logiche di mercato, significa sviluppare un’etica del piacere che sia sostenibile, intelligente e in armonia con sé stessi e con il nostro ambiente.

Perché piacere dissidente?
Perché, oggi, rivendicare il piacere è un atto di insubordinazione.

Perché la sfida è riuscire a distinguere il vero piacere dal consumo imposto. Il capitalismo è oggi riuscito a trasformare il desiderio in merce, inducendo le persone a confondere la felicità con il possesso di beni materiali.

Ascoltarsi e provare a viversi pienamente è già una straordinaria ed efficace forma di lotta politica.

Questo significa riscoprire il gusto dei rapporti umani, della cultura, della natura, della creatività e, come vedremo in questo libro, della sensualità, piuttosto che affogare nella dipendenza da oggetti o status.

Il corpo (qualsiasi corpo, di qualsiasi forma o colore) è fondamento dell’esperienza umana.

La carne ha bisogno di una mente che sappia disobbedire con lei. Non contro di lei.

Desiderare è esistere. Il modo in cui sogni e ti ecciti, anche nelle forme più inconsuete, è un racconto di te più onesto di qualsiasi curriculum.

Il desiderio, anche quando è inusuale, quando esce dalle “regole del decoro” o dai sentieri battuti, non è mai malato, se c’è consenso e consapevolezza. È la società ad essere, spesso, troppo asfittica per contenere un piacere non addomesticabile.

Le gerarchie del desiderio (sesso accettabile contro sesso sporco e perverso) sono costruzioni sociali, impalcature erette per mantenere certi corpi in silenzio e certi piaceri nell’ombra.

Ma si può disertare.

Avere un Cromosoma K vuol dire proprio questo: l’autoaffermazione dell’impulso erotico autentico, la rivolta contro ogni giudizio imposto, la celebrazione di tutto ciò che accade nel corpo e nell’anima senza chiedere l’approvazione altrui.

Non si tratta di spingere alla sessualità, ma di liberare il diritto di viverla, o di non viverla, fuori dalla vergogna, dal senso di colpa, dal sentirsi sbagliate.

Non credere mai di essere diversa da ciò che senti dentro.
Anche se qualcosa nella testa ti ripete che forse sei troppo intelligente per essere felice.

Il filosofo Jean-Luc Nancy ha parlato di sexistence: un neologismo che unisce sesso ed esistenza. Non come due elementi da conciliare, ma come un’unica sostanza: l’esistenza stessa è sessualizzata, perché l’essere nel mondo è già apertura, contatto, pelle, respiro, esposizione. Il sesso non è un compartimento chiuso della nostra identità.

Il sesso è una forma di conoscenza ed è la forma stessa con la quale abitiamo la vita.

Rischiosa?

Certo, mettersi a nudo, aprirsi, andare incontro a sé stessi nell’altro comporta certamente un rischio, ma questo è infinitamente meno pericoloso della rinuncia alla vita mentre gli anni passano.

Esplorare il proprio desiderio è, quindi, un glorioso atto di vita.

 

Perché nella nostra vita nasciamo liberi ma, un istante dopo, finiamo in una lunga filiera di condizionamenti, spacciati per naturali e universali, che ci dettano la gamma di comportamenti (e pensieri) che vanno bene e quelli che invece sono sbagliati, che “non si fa”. Ci viene insegnato, fin dalla nascita, come essere maschi o femmine, cosa vuol dire essere forti o sottomessi, e ci cuciono addosso ruoli, gusti e desideri non scelti da noi ma associati ai nostri generi assegnati.

Cresciamo in un mondo con enormi doppi standard sessuali per gli uomini (“players”, latin lover e stalloni) rispetto alle donne (o vergini o troie).

Ci viene anche insegnato quali sono i tipi di corpo accettabili e quelli da rifiutare e siamo condizionati dai media a credere che, quindi, solo alcuni tipi di corpi siano attraenti e il resto siano brutti e impossibili da amare e desiderare.

Ci insegnano poi che solo alcune parti del corpo possono essere oggetto di eccitazione (se ti piace il sedere a mandolino sei un vero maschio se ti piacciono i piedi sei da curare). E queste fake news sembrano plausibili perché ce le hanno ripetute per così tanto tempo in così tanti contesti.

Ma le cose stanno cambiando.

Si stravolgono e si svuotano di significato termini come dominazione e sottomissione risignificandoli nel BDSM in chiave di gioco erotico, di consenso e di condivisione di emozioni reciproche.

Possiamo disinnescare il concetto di normale usato come bastone per mettere a tacere ogni anima che non si allinei alla morale dominante.

É ora di riscrivere la nostra storia individuale sulla base di ciò che davvero ci appartiene.

Ognuna di noi comporrà una storia, dall’inizio alla fine, tutta nostra e solo nostra, come la sentiamo noi, con le nostre esatte parole, usando l’inchiostro dei nostri fluidi corporei.

È tempo di infrangere ogni idea falsa e tossica sul corpo
e celebrare insieme le diversità.
Essere il glitch erotico che incrina il codice del conformismo.
Perché siamo figlie di desideri troppo vasti per i confini del decoro.
Siamo ciò che accade quando il corpo smette di scusarsi.

 

Questo libro è per te, che non hai mai avuto paura di sentire troppo.

 

 

 

 

Foto © Roberta Polimanti