5. Storia e cultura dell’Adorazione dei Piedi

5. Storia e cultura dell’Adorazione dei Piedi

C’è chi i piedini li adora completamente nudi, ornati solo dallo scarlatto smalto sulle unghie. C’è chi li preferisce velati da una calza, ombra leggera da lacerare al momento giusto.
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C’è chi i piedini li adora completamente nudi, ornati solo dallo scarlatto smalto sulle unghie.
C’è chi li preferisce velati da una calza, ombra leggera da lacerare al momento giusto.
Chi preferisce annusare sotto le piccole dita l’afrore della pelle calda e chi preferisce essere stuzzicata da piedini immacolati con dolce e lenta crudeltà.
C’è chi, invece, preferisce esserne calpestata, ammirando l’essere schiacciata dalla rosea intensità della sottomissione.
C’è chi nasconde questo desiderio nella propria timidezza, e d’estate cammina a testa bassa dardeggiando con lo sguardo tra colli del piede, dorsi e ditine.
E infine c’è chi, più sfacciatamente, trascorre intere feste kinky a tinteggiare di saliva le morbide estremità di signorine sul divano.

Qualunque sia la forma di adorazione nei confronti del piede, si tratta ormai di un gusto kinky talmente diffuso e pop da essere praticamente mainstream. Ed è un bene, perché è giunto il momento di democratizzare i gusti sessuali e i feticismi.
Tutte le parti del corpo hanno ugual diritto a generare desiderio in chi le sa apprezzare.

L’adorazione del piede ha attraversato secoli, evolvendosi dal simbolismo religioso e rituale fino a diventare protagonista della rappresentazione dell’erotismo. Il piede (più frequentemente quello femminile) è un oggetto di desiderio presente in molteplici forme artistiche che ha attraversato epoche e contesti geografici molto diversi, per parlarci non solo di sensualità ma anche di potere e identità.

 

 

Percorriamo insieme un breve viaggio con questa diffusa e radicata attrazione estetica e simbolica, analizzando come i piedi siano stati rappresentati e venerati nel corso della storia dell’arte.

 

Il piede è stato spesso un elemento centrale per veicolare significati di potere, sottomissione, desiderio e bellezza. Già nell’arte egizia, dove il lavaggio dei piedi aveva un significato rituale. Nelle rappresentazioni di servitù e schiavi che lavano i piedi ai faraoni e alle divinità, il gesto di toccare o lavare i piedi rappresentava rispetto e sottomissione.

Nella Bibbia i piedi, essendo la parte del corpo umano più vicina alla terra, erano associati all’inferno, al punto che lo stesso diavolo lo si riconosceva dai piedi, spesso raffigurati come caprini. Da questo, i primi esempi di una considerazione torbida del piede femminile li troviamo nelle iconografie cristiane dove le madonne schiacciano con la pianta nuda il demonio incarnato in un serpente.

Così l’arte religiosa del Cristianesimo ci ha offerto immagini di public humiliation come il lavaggio dei piedi altrui nel Giovedì Santo, per rappresentare l’umiltà e il servizio. Come esempio abbiamo proprio l’opera La Lavanda dei Piedi di Giotto, esposta nella Cappella degli Scrovegni, dove Gesù lava i piedi ai suoi discepoli, in segno di volontaria umiliazione.

Nell’arte greca, i piedi erano spesso idealizzati e valorizzati nelle sculture di divinità ed eroi. La perfezione anatomica dei piedi era un segno di bellezza e armonia, riflettendo l’ideale classico di proporzione e grazia.

Nel Medioevo, i piedi continuarono a essere oggetto di venerazione, ma con una connotazione più spirituale: nelle rappresentazioni religiose, i piedi di Cristo o dei santi erano spesso mostrati come simboli di sacrificio e devozione. Le ferite dei chiodi sui piedi crocifissi erano un potente richiamo alla sua sofferenza e redenzione.

Se passiamo all’Arte Rinascimentale e Barocca, abbiamo Giulio Romano: in opere come gli affreschi di Palazzo Te a Mantova, si trovano scene mitologiche in cui i piedi sono rappresentati come elementi sensualmente dettagliati. Dello stesso periodo abbiamo Artemisia Gentileschi, nelle sue raffigurazioni bibliche, come Giuditta che decapita Oloferne, i piedi delle figure femminili hanno una presenza forte, simbolo di potere e forza.

Rivolgendoci a Oriente, nella pittura giapponese Ukiyo-e abbiamo le stampe erotiche giapponesi dette shunga, dove i piedi erano rappresentati come oggetto di desiderio esposti alla vista nelle scene intime.

 

 

Nel frattempo, in Italia, anno 1485, ne La Nascita di Venere di Sandro Botticelli, i piedi della dea appaiono delicati e perfettamente curati, emergendo dalle onde con una delicatezza che esprime purezza e sensualità. I piedi femminili nudi diventano in quest’opera un simbolo di intimità e vulnerabilità.

Nel mondo delle corti del Cinquecento e di tutto il Seicento, l’adorazione del piede nell’arte vivrà un’ambivalenza. Da un lato venivano ancora considerati too hot per il pubblico al punto che, nel 1571, a Caravaggio vengono censurati i dipinti nei quali i piedi delle madonne sono troppo realistici. Dall’altro lato però, il piede veniva associato a giochi erotici, come nel caso della fiaba di Cenerentola, dove la scarpetta diventa un potente simbolo di desiderio e di ricerca dell’amore. Nel 1697, infatti, Charles Perrault pubblica per la prima volta la celebre fiaba (di origine egiziana) del principe feticista che avrebbe scelto la moglie solo in base alla dimensione e bellezza del piede.

Il momento in cui, però, l’adorazione del piede femminile entra definitivamente nell’immaginario sessuale e nella cultura erotica mondiale è con la pubblicazione nel 1768 di “Il Piede di Fanchette” di Restif De La Bretonne.

 

In questo romanzo, come nei successivi, Anti-Justine e Monsieur Nicolas, vengono narrati personaggi la cui eccitazione dipende dai piedi femminili e che scelgono le partner in base alla bellezza delle loro estremità. Quello che noi affettuosamente chiamiamo “feticismo dei piedi” ha in realtà un nome ben preciso che è retifismo, proprio in onore di Restif De La Bretonne. Il suo nome è diventato il sinonimo universale dell’adorazione del piede per aver dischiuso al mondo intero visioni di estremità dalle posture provocanti, estasi d’infinite seduzioni di piedini tentatori e intense rappresentazioni della simbologia del piede nella dominazione di una Mistress.

Queste pubblicazioni diedero grande impulso all’erotismo del piede nell’arte, come possiamo ammirare nello scultore che più di ogni altro si è dedicato alla sensualità del piede femminile: il Canova. La Ninfa Dormiente del 1821, così come anche Le Tre Grazie e Paolina Borghese come Venere Vincitrice, sono un trionfo di sensualità di piedini perfetti che offrono il dorso allo sguardo e al bacio. Accavallamenti maliziosi, perfezione nelle proporzioni, sinuose posture ammiccanti ne sottolineano la carica erotica. Sempre all’inizio dell’Ottocento abbiamo la Maya Desnuda di Goya dove giochi di morbida luce fanno risaltare i perfetti e seducenti piedini di un candore che ricorda l’avorio (Bigas Luna ne tratterà nel suo film Volavérunt) e poi l’Olympia di Manet (1863) opera dichiarata pornografica proprio per via di quei piedini in bella vista adornati da eleganti ciabattine (accanto a un gatto nero, visto come ulteriore simbolo erotico) così come i giocosi, eccitati ed eccitanti piedini sventolati in aria al centro de Le Bagnanti di Renoir (1884).

Nel frattempo, si è appena conclusa la fascinosa era vittoriana (1837-1901) che ha moltiplicato i giardini della seduzione introducendo nell’immaginario planetario i tacchi alti e la lingerie, con enorme beneficio per appassionati di piedi e gambe velate, come nell’opera Donna con calze verdi del 1917 di Egon Schiele.

 

L’artista austriaco ha esplorato la sessualità delle estremità femminili in modo esplicito, includendo piedi in pose contorte per accentuarne la carica erotica. Altrettanto interesse verso i piedi lo mostrerà Gustav Klimt.
Le sue opere simboliste, come Il Bacio, includono dettagli sensuali che coinvolgono i piedi in pose morbide e altamente erotizzati. Nell’opera Le Tre Età della Donna i dettagli dei piedi, spesso nudi e intrecciati, contribuiscono alla densa atmosfera onirica e sensuale. Con l’avvento della fotografia, i piedi divennero un soggetto ampiamente popolare per ritratti e immagini erotiche.
Artisti come Félicien Rops e Gustave Courbet esplorarono il tema del feticismo in modo provocatorio, sfidando le convenzioni sociali dell’epoca.

Nel XX secolo, l’adorazione dei piedi fu analizzata anche da una prospettiva psicanalitica.
Sigmund Freud la interpretò come una forma alta e sublimata di desiderio sessuale, definendo questo feticismo “Una vittoria del pensiero sul reale, un fantasma, tanto efficace quanto immaginario”. Da queste considerazioni sull’inconscio, artisti come Salvador Dalí e Man Ray (ma anche registi come Luis Buñuel) inserirono i piedi nelle loro opere surrealiste, trasformandoli in simboli onirici e misteriosi. L’artista surrealista Hans Bellmer ha creato disegni e sculture che esaltano il corpo frammentato, presentando piedi femminili isolati e focalizzati in contesti sensuali. Sul tema delle sculture, poco dopo avremo le sculture fetish di Allen Jones, esponente della pop art che ha creato mobili antropomorfi dove tacchi alti e piedi femminili diventano protagonisti della scena.

Affermatasi la passione per le scarpe sexy, che sottolineano e amplificano la bellezza del piede, il boom dell’erotismo nelle calzature ci viene offerto dalle pin-up, creative icone sexy che raggiungono la massima fioritura nel secondo dopoguerra del Novecento.

L’immaginario pin-up e burlesque infonde all’adorazione del piede nuove, intense suggestioni erotiche grazie al teasing, lo strip che coinvolge le prime seducenti calze in nylon (1940) per rivelare, gradualmente, giocosi piedini ben curati. Di lì a poco, si andrà diffondendo anche il “lato oscuro” delle pin-up nelle immagini in “bianco e cuoio” che emergono dalle pagine delle primissime riviste fetish che serpeggiano in quegli anni con il diffondersi della cultura BDSM. Parliamo di riviste come Bizarre (1946-1959), intrisa di illustrazioni che ancor oggi rimangono immortali icone del fetish. Tra queste, le foto dei pionieri della fotografia foot-fetish Elmer Batters (1919-1997) e Irving Klaw (1910-1966). Batters, nella sua raccolta Black Silk Stockings immortala piedini in pose arcuate e calze leggere, mentre il leggendario Klaw, oltre che fotografo, fu anche regista di capolavori come Teaserama (1955), dove il fetish e il bondage incontrano il burlesque tramite il fil rouge dei piedini. Per questo lavoro, Klaw sceglie come protagonista proprio Betty Page, che già nelle sue prime foto fetish del 1951 mostra di saper volteggiare con grande malizia tra il lato solare e quello kinky dell’erotismo, tra la spiaggia e il dungeon. A Berlino abbiamo il grande Helmuth Newton il quale, con i suoi scatti di straordinaria eleganza visiva, dà uno straordinario impulso all’erotismo del piede, in particolare con il suo ciclo delle Erotic nylon shoes tra il 1961 e il 1970.

 

Vengono studiate e raffigurate le varie tipologie di piede ognuna con la sua specifica sensualità. Il piede egizio ha l’alluce più lungo e le altre dita che scendono in diagonale: ispira un erotismo pulito, elegante, “da posa”, come una linea che guida lo sguardo. Il piede greco ha il secondo dito più lungo dell’alluce: è sfacciato e magnetico, un erotismo di carattere, più “provocazione” che delicatezza. Il piede romano ha le prime tre dita quasi uguali: dà un’impressione compatta e piena, un erotismo caldo e rassicurante, più “presenza” che punta. Il piede germanico ha un alluce molto dominante e un calo netto delle altre dita: comunica forza e fisicità, un erotismo istintivo, deciso, quasi “dominante”. Il piede celtico spesso ha alluce e secondo dito lunghi e poi le dita scendono: è naturale e giocoso, un erotismo curioso, da esplorazione, con equilibrio tra dolcezza e grinta. Il piede quadrato ha dita di lunghezza simile, linea quasi dritta: ispira un erotismo diretto e concreto, “pochi giri, tanto contatto”. Il piede a ventaglio ha dita molto aperte e avampiede largo: evoca un erotismo espansivo e tattile, invitante, fatto per giocare sui dettagli.

Nell’ultima parte del Novecento, però, é il piedino italiano a calpestare il globo tramite fumettisti di altissimo profilo le cui opere erotiche fetish si impongono nel panorama internazionale. Parliamo dell’opera di Guido Crepax (imprescindibile, al riguardo, Venere in pelliccia del 1983) con piedi onirici, crudeli, come seducenti pugnali. Accanto a lui abbiamo Giovanna Casotto, Franco Saudelli e il celebre Milo Manara, che dà uno straordinario risalto alle estremità femminili esibendo alle lettrici piedi grondanti eros e nudità sfrontata, offerti palpitanti al desiderio.

Pur trattandosi di cinema e non di arte, un’ultima menzione se la merita Quentin Tarantino che ha fatto trionfare sul grande schermo la sfrontatezza di piedi sexy e irresistibili e che afferma provocatoriamente: “Ci sono molti buoni piedi nei film dei buoni registi. Ad esempio, prima di me, uno che definì il feticismo dei piedi nel cinema fu Luis Buñuel. E così anche Hitchcock e Sofia Coppola furono ‘accusati’ di essere feticisti”.

L’adorazione del piede nella storia dell’arte rivela una complessa interazione tra estetica, simbolismo e desiderio. Dai templi dell’antico Egitto alle opere surrealiste del Novecento fino all’attuale fotografia kinky, i piedi hanno continuato a esercitare un fascino straordinario, rappresentando sia sacralità che sensualità. Tutto questo dimostra come una parte del corpo apparentemente ordinaria possa diventare un potente veicolo di significati culturali, psicologici ed estetici.

 

 

Foto Copertina © Alessandra Pace

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