Molte donne sono curiose di esplorare il ruolo della Dominante, ma esitano. Forse non ti senti “dominante” per natura. Forse hai paura di sbagliare. O non sai come iniziare, come usare quella frusta o quella corda che tanto hanno, da sempre, incendiato i tuoi pensieri. O forse l’immagine del FemDom ortodosso, tutto latex e tacchi a spillo, non ti rappresenta; eppure quel tipo che, un po’ per scherzo e un po’ no, ti si è inginocchiato davanti ti ha dato un certo gusto.
È comprensibile.
Non si tratta di recitare una parte. Si tratta di amplificare la tua autorità naturale, di ascoltare i tuoi desideri e di comprendere come funzionano certe pratiche e certi ruoli.
Ripensa cosa significa dominare. Quando smetti di vedere la dominazione come qualcosa di estraneo a te, come qualcosa che ha il retrogusto sociale della sopraffazione e della cattiveria, tutto cambia.
Raven Kaldera, in Dark Moon Rising, restituisce al potere erotico la sua forza emotiva: «La dominazione non si misura in ginocchia piegate. Ma in occhi che guardano in alto, pieni d’amore».
Usa il rituale per costruire potere. La fiducia nasce dalla ripetizione. Il rituale è un ancoraggio nel tuo ruolo. Vestiti per il ruolo: anche solo rossetto, lingerie o calzature sexy. Crea una routine pre-scena: un gesto, una playlist, una frase che pronunci prima di cominciare. Scegli un titolo: Mistress, Signora, Dea, quello che ti fa vibrare. Sentirlo dire crea l’atmosfera giusta. Questi elementi non sono “accessori”, ma inneschi psicologici. Attivano l’interruttore, sia in te sia nella tua sottomessa.
Parla con intenzione. Il nemico numero uno della sicurezza di una dominante? Spiegare troppo.
Prova invece a parlare più lentamente del solito e a non giustificarti per ciò che vuoi. Rivendicalo.
Non stai chiedendo. Stai dando un ordine. E se la tua sub esita o inciampa? Fa parte del gioco. Correggi, poi continua. La sicurezza non è l’assenza di dubbi, ma la scelta di restare al comando, comunque.
Accetta il desiderio di dominare. Non c’è nulla di sbagliato nel voler essere al comando. Il desiderio di guidare, contenere, utilizzare e strutturare il piacere altrui è naturale e sano.

Informati e approfondisci. Leggi libri come questo, parla con chi ha esperienza in qualche munch della tua zona. Magari guarda anche qualche filmato kinky, vai a qualche workshop o a un play party. La conoscenza è potere. E, nel BDSM, lo è proprio letteralmente.
Esplora il tuo stile. Non esiste un solo modo di essere dominante, lo abbiamo appena visto. Sperimenta: giochi di ruolo, restrizioni fisiche, discipline, ordini verbali, dominazione psicologica, sessuale o simbolica. Trova la tua firma.
Trova partner consapevoli. Non cercare submissive a caso. Cerca persone che sappiano cosa stanno cercando, che conoscano i propri limiti e che desiderino esplorare con te. La chimica e la comunicazione sono fondamentali. Costruite insieme una dinamica che sia davvero vostra.
Pretendi adorazione. Chi ti serve non deve soltanto eseguire, ma deve saperti venerare.
Inizia con chiarezza. Parla prima di agire. Discuti limiti, fantasie e parole di sicurezza. Prepara la scena. Chiarisci i ruoli. Concorda rituali, tempi e segnali. Questo non toglie magia, perché tutto sarà più intenso se la cornice è condivisa.
Impara dai tuoi errori. Tutte le persone sbagliano. Morpheus, in How to Be Kinky, invita a pensare il BDSM come apprendimento reciproco: «Il peggior errore nel BDSM è voler essere perfetti. Il più bello è volersi migliorare insieme».
Se qualcosa non funziona, se un limite viene sfiorato o superato inavvertitamente, se un gesto è troppo o troppo poco, non difenderti. Superalo serenamente e migliora. Questo ti rende affidabile. E desiderabile.

Piccoli gustosi atti Dominanti
Scrivile istruzioni durante una cena banale: «Ricorda che mi appartieni». Il brivido arriva mentre è circondata da altre persone.
Falle indossare qualcosa sotto i vestiti: un butt plug, una corda oppure nulla. Un segreto solo vostro.
Aggiungi un accessorio visibile soltanto a te: un elastico, un anello, un braccialetto. O un collare, se lo ha meritato.
Mostra il possesso con gesti semplici: una mano sulla nuca in pubblico, un ordine sommesso da eseguire una volta a casa o in albergo.
Dai ordini segreti in pubblico: «Tieni le cosce spalancate per tutta la cena».
Obbligala a rispondere sempre con «Sì, signora». Il linguaggio plasma la mente.
Usa la musica per condizionare. Una playlist tua, da ascoltare nei momenti chiave. Diventa evocazione.
Crea una parola chiave per entrare nella modalità D/s. Quando la pronunci, l’atmosfera cambia. Come un incantesimo.
Dai compiti erotici a sorpresa: «Scrivimi tre fantasie entro mezzanotte». Creatività come servizio.
Usa la voce come comando sensuale. Abbassala, rallenta. Ogni sillaba è una frusta invisibile.
Cura il silenzio come forma di potere. Imponi il silenzio o vietale di guardarti: crea adorazione.
Regola il piacere. Masturbarsi solo con il tuo permesso. Godere soltanto se lo concedi.
Insegna risposte rituali: un inchino, uno sguardo basso se vi incrociate in pubblico, un bacio sulla mano. Programmazione simbolica.
Dai ordini gratuiti: «Bevi adesso». «Siediti lì». Ogni gesto è addestramento.
Proibisci il contatto. Anche se sei nuda davanti a lei, non può ancora toccarti. Il tuo corpo è un tempio.
Lascia segni del tuo passaggio: graffi, profumo, parole scritte sulla pelle.
Assegna missioni fuori casa: «Compra una candela nera. Solo quella. E torna». Il mondo esterno diventa scena.
Comanda lo spogliarsi come un atto sacro. Lentamente, in silenzio, sotto i tuoi occhi. Tu osservi, tu regni.
Pretendi di essere servita in ginocchio, anche solo per ricevere un bicchiere.
Goditi il piacere di annotare tutto: diario di punizioni, premi e fantasie. L’archivio della tua sovranità.
Prepara l’ambiente: luci, suoni, profumi, temperatura. Sei una regista erotica.
Falle usare la lingua per servirti: lettere erotiche, poesie imparate a memoria, parole da recitare. O, naturalmente, per servizi sessuali rivolti a te, senza nulla in cambio.
Kinky alert: sottomesse/i da evitare
Janet Hardy, in The Sexually Dominant Woman, afferma che il vero schiavo è «chi si lascia toccare l’anima mentre lo colpisci sul sedere».
Diffida di chi parla male di tutte le altre dominanti, o di tutte le altre schiave, e si presenta come vittima assoluta. Chi non sa riconoscere la propria parte di responsabilità non è pronta per una relazione sana.
Fai attenzione a chi rifiuta ogni confronto dopo le scene, a chi evita l’aftercare o scompare nel momento emotivamente più delicato. Una sottomessa dotata di maturità è in grado di affrontare la vulnerabilità e la riflessione, non soltanto l’eccitazione e il gioco.
Evita chi si vanta di non avere limiti: o non ha alcuna vera esperienza e cerca di mascherarlo con la spavalderia, oppure vuole spingerti oltre i tuoi confini. Chi non rispetta i tuoi «no», insiste su pratiche che ti mettono a disagio o disprezza il tuo stile dicendoti che sei «troppo soft» è una persona manipolatrice e pericolosa.
Un altro segnale è l’atteggiamento teatrale: richieste estreme, pianti e manifestazioni emotive drammatiche che sembrano più una messa in scena che un’espressione sincera. Allo stesso modo, chi si aspetta subito un collare o un impegno totale senza conoscerti abbastanza sta cercando di colmare un proprio generico vuoto interiore, non di costruire una vera dinamica D/s.
Questi comportamenti possono nascondere squilibri profondi e non elaborati, che finirebbero per ricadere su di te.
Attenzione anche a chi ti tratta come un oggetto o come un servizio: non ti chiede mai come stai, non si incuriosisce di te e non è interessata a conoscerti come persona. Chi vive soltanto per «essere dominata» può diventare passiva in modo tossico o, peggio, svuotarti emotivamente con continue richieste di attenzione, bisogno di conferme e dipendenza mascherata da devozione.
Il comportamento manipolatorio si manifesta anche attraverso finti test, come «Volevo vedere se ti arrabbiavi» oppure «L’ho fatto apposta, così mi punisci», e attraverso l’apparenza di essere «aperte e sex-positive», dietro la quale possono invece nascondersi una possessività interiorizzata o un profondo terrore dell’abbandono.
Occhio, infine, a chi mente sulle piccole cose. Per quanto possano sembrare insignificanti, quelle bugie dimostrano una capacità di mentire in contesti nei quali la fiducia è essenziale.
Se una submissive trascura se stessa, il proprio aspetto, il lavoro, le relazioni o la salute per servirti, ed esagera con droghe, alcol o psicofarmaci, probabilmente non è in una condizione di sottomissione consapevole, ma sta fuggendo da se stessa. Ed è sedotta più dall’autodistruzione che da te.
In ogni caso, per quanto tu possa essere un’ottima Mistress, nessuna relazione kinky può rappresentare un’alternativa a un adeguato e sano percorso di terapia personale.
Foto © Roberta Polimanti

